benedetta gente

    “Pòta, se il governo mi dà, come dicono, un pezzo di terra, faccio il terzo figlio”. “Ma se non ne hai nemmeno uno!”. “Appunto. Sto cercando una fattrice, non sto a vedere com’è, basta che sappia far figli, la terra è terra”. “E se poi la terra te la danno in cima alla montagna?”. “Ci faccio ol fé màgher”. “Magari poi i figli non sei nemmeno capace di farli…”. Le battute sono proseguite e sono scadute, ma al bar se ne sentono di tutti i colori, “gli è dato fuori l’asino”, dicevano i nostri vecchi di chi parlava di sesso in pubblico. Ma adesso che Salvini e la Isoardi hanno messo in piazza il selfie a letto è sdoganato anche… l’asino.

    Fuori penzolano tricolori fradici di pioggia, bandiere senza vento e senza memoria. “Che festa è?”. “E’ la festa della vittoria”. L’altro prende la Gazzetta, dà un’occhiata, in prima pagina non trova la notizia di quella vittoria che ci hanno perfino imbandierato il paese. “Vittoria di chi, della nazionale?”. “Alà ’gnorànt, abbiamo vinto la guerra”. “Ma quando è successo?”. “Cent’anni fa precisi”. “E va be’, e la festeggiano solo adesso?”. Risatine di comprensione e compassione.

    Si passa alle notizie dei disastri, la frana che ha sfiorato la stalla “che le mie vacche l’hanno sentita prima che venisse giù, ti giuro, tiravano la catena per scappare e sul momento non capivo cosa avessero, poi ho sentito che veniva giù la montagna”. “Eh, le bestie sentono le cose prima che succedano, prendi i maiali, sanno già la mattina presto che li stiamo per ammazzare e non riesci più a tenerli fermi”. “Sono andato in Comune ma mi hanno detto che la mia frana è roba da poco e non blocca la strada, insomma non gliene frega niente a nessuno. Gli ho detto che intasa il torrente, allora due giorni dopo sono venuti con lo scavatore e sono passati sul mio prato che me l’hanno rovinato. Gli frega solo delle strade che quando sono sceso con le vacche dall’alpeggio mi cristonavano dietro tutti perché bloccavo il traffico”. “Ti è andata ancora bene, e quelli che sono morti?”. Quello che sta sfogliando il Corriere e al confronto sembra un intellettuale mette becco: “Siamo noi uomini che non la capiamo che la terra va rispettata. Costruiamo vicino ai fiumi e poi alla prima piena ci scappa il morto. Quella casa era abusiva”. Silenzio. Poi si sente quello che gli è dato fuori l’asino: “Ecco perché voglio fare il terzo figlio, se mi danno un pezzo di terra, so io come rispettarla senza passarci sopra con gli scavatori e io non ci costruisco le villette che mi serve il fieno”. “Ma tanto quelli del governo un giorno sono sul pero e il giorno dopo sul melo e quella del regalare la terra mi sa che è una balla. E poi dicono che questi qui non durano, salta tutto”. “Porca miseria, allora di figli non ne faccio nemmeno uno”. “Tanto mica trovavi una ‘fattrice’, come dici tu, che ti prende, mica è una delle tue mucche”. “Le mie vacche sono più intelligenti dei cristiani che state qui a parlare e non sapete nemmeno come si fa a mungerle e dopo comprate il latte al supermercato che chissà da dove arriva e cosa ci mettono dentro”. Quello del Corriere si ributta sul giornale e fa finta di leggere un articolo. In una pagina qualsiasi.