Occhi disabitati

    Aristea Canini

    Bagnati di tutto. Bagnati di un cielo sporco, che ha voglia di venire e buttarci addosso tutta la rabbia che gli abbiamo mandato. Marciapiede bagnato. Bufera di parole. Di respiri scomposti. Non m’interessa chi presta attenzione con tassi da usuraio. Io cerco la meraviglia incondizionata. Mi abbandono quando l’abisso sono due mani e cerco te, anche dove non ci sei. In una nicchia di albe scure ritrovo quel guscio di me. Mi guardo e scopro che il corpo è il miglior riassunto dell’universo, c’è la via latte e le ossa di antiche principesse, un corpo nido e cielo aperto. Sentirai un tuono e mi ricorderai pensando ‘lei voleva la tempesta’, orli di cielo spesso, dove guardarsi dentro come uno specchio. Stamattina ho occhi disabitati, il vento sembra castano, la brezza è velluto. Le strade sono deserte. Quella musica dolce di novembre che nessuno ascolta, cercando di fuggire da un mese che invece ti mette nudo nel guscio di pelle e anima. Dove non c’è coraggio e non c’è paura. Ci sono soltanto coscienza e incoscienza. La coscienza è paura, l’incoscienza è coraggio. Lasciati ogni tanto saccheggiare il cuore e troverai come me il senso dell’essere pane della tua stessa fame.