Il Vescovo Beschi e il Cardinal Re accompagnano Papa Giovanni XXIII che va….in carcere, il video da Roma

Da oggi sino al 10 giugno l’urna che contiene il corpo di San Giovanni XXIII in terra bergamasca.

E la Diocesi ricorda gli anniversari che coincidono con l’evento (o l’hanno provocato): ad ottobre (il 28) saranno 60 anni da quel giorno in cui nel 1958 fu eletto Papa. Poi il 55° della “Pacem in terris” (11 aprile 1963) e della sua morte (3 giugno 1963). Di contorno anche il 50° dell’inaugurazione del nuovo Seminario di Bergamo, fermamente (l’avverbio non è sprecato) voluto da Papa Giovanni sul Colle S. Giovanni, a dispetto della volontà del Vescovo Giuseppe Piazzi che lo voleva costruire ex novo nella zona di Astino, al punto che il Papa mandò a Bergamo  come suo “commissario” il bergamasco Card. Gustavo Testa. Adesso il Seminario è appunto intitolato a Papa Giovanni XXIII. C’è una frase del Papa santo che il Vescovo di Bergamo mons. Francesco Beschi ha voluto come come titolo dell’evento: “Si incomincia dalla terra dove sono nato e poi si prosegue fino al cielo”.

Il Papa del Concilio Vaticano II, il Papa che doveva essere di “transizione” e avviò la riforma della Chiesa, il Papa delle grandi encicliche (oltre alla “Pacem in terris” va ricordata anche la “Mater et Magistra”), il Papa della pace che intervenne come mediatore nella crisi dei missili a Cuba, scongiurando una nuova guerra mondiale, il Papa che è uscito dal Vaticano, i pellegrinaggi (in treno) a Loreto, le sue visite agli ospedali e alle carceri, il Papa del discorso della luna e della “carezza del papa ai bambini” ma anche il Papa che ha tolto la maledizione del venerdì santo indirizzata agli ebrei, che incontra il genero di Krusciov, che si scontra duramente con la parte conservatrice della Chiesa (il card. Ottaviani soprattutto). Il Vescovo Beschi ha ricordato un’altra frase indirizzata direttamente ai suoi conterranei: “Vi esorto a progredire sempre nella bontà, nella virtù, nella generosità, affinché i Bergamaschi siano sempre degni di Bergamo”.

LO SCANDALO

DEL CARCERE

Piero Bonicelli

La scelta del Vescovo di Bergamo di scegliere il carcere di Bergamo come prima tappa ufficiale nel primo giorno di accoglienza, dell’urna di Papa Giovanni, ha fatto storcere il naso a settori del mondo ecclesiastico e politico. Ma come, le opere di misericordia corporali vanno bene, ma le primizie andrebbero dedicate ai “fedeli”, a quelli che che sono rimasti nell’ovile, poi ci sarà tempo per andare alla ricerca delle pecorelle smarrite. Il riferimento alla parabola è già una risposta, tanto più nella parte finale, spesso dimenticata: “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”.

Ho conosciuto il card. Roncalli e da lui ho avuto una carezza sulla testa che non dimentico. Tutto per mio padre e mio zio don Pierì che mi raccontavano di quando da semplice prete veniva in villeggiatura in casa di mio nonno (il loro papà) a Vilminore e mia nonna si lanciò in quella che in famiglia è stata tramandata come una profezia, quando rimproverò le mie giovani zie che si lamentavano per dovergli pulire le scarpe infangate quando tornava dai suoi giri sui sentieri di montagna: “Non lamentatevi che un giorno sarà Vescovo, Cardinale e… forse a’ Papa”. Man mano che quei gradini gerarchici venivano saliti, in casa ci si guardava pensando alla nonna e alla sua profezia. Veniva in incognito a Tavernola, dove mio zio era parroco e venne anche nell’agosto che precedette la sua elezione a Papa, a trovare lo zio don Pierì, ammalato gravemente (sarebbe morto l’anno dopo). E quando arrivava all’improvviso ero il messaggero della sua presenza.

Le sue lettere private allo zio, tornato sconvolto, da chierico, dalla guerra (la Grande guerra), la sua corrispondenza con la nonna (una donna che si dilettava di letture e poesia), il suo modo di fare che era un abbassarsi al livello della gente, che ha pregi e difetti, virtù e peccati, ascoltando le miserie umane, condividendo le amarezze.

“Miei cari figlioli, miei cari fratelli, siamo nella casa del Padre anche qui”, dice a Regina Coeli, il carcere romano. Siete contenti che sia venuto a trovarvi? Sapevo che mi volevate, e anch’io vi volevo. Per questo, eccomi qui. A dirvi il cuore che ci metto, parlandovi, non ci riuscirei, ma che altro linguaggio volete che vi parli il Papa? Io metto i miei occhi nei vostri occhi: ma no, perché piangete? Siate contenti che io sia qui. Ho messo il mio cuore vicino al vostro. Il Papa è venuto, eccomi a voi. Penso con voi ai vostri bambini che sono la vostra poesia e la vostra tristezza, alle vostre mogli, alle vostre sorelle, alle vostre mamme…”. Ed ecco il resoconto della visita fatta da un giornale romano, il Messaggero il 27 dicembre 1958: “Mentre si avvia all’uscita della prigione, Papa Giovanni vede un uomo staccarsi dal gruppo dei reclusi raccolti attorno all’altare. Quegli lo guarda con occhi arrossati dal pianto e , cadendogli ai piedi, domanda: ‘Le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me, che sono un grande peccatore?’. Roncalli non risponde. Si china sull’uomo, lo solleva, lo abbraccia e lo tiene a lungo stretto a sé. E’ stato a questo punto  che la manifestazione ha fatto tremare i muri di Regina Coeli. Dell’atmosfera tipica del carcere non è rimasto più nulla. Aperti i cancelli a pianterreno, il Papa ha visitato un ‘braccio’ e l’infermeria, fra ali di carcerati usciti dalle celle con i loro vestiti a strisce. Ma l’episodio che più ha colpito il Papa è stato quello che ha appreso una volta varcato il portone del penitenziario. Egli ha saputo che trecento detenuti, chiusi nelle celle di rigore perché considerati pericolosi, non hanno potuto vederlo. Ebbene: ha inviato a ciascuno di essi un’immagine con l’assicurazione che non dimenticherà i suoi ‘figli invisibili’. Al termine dell’incontro con i detenuti un’ultima raccomandazione: ‘Scrivete a casa, raccontate alle vostre madri ed alle vostre mogli che il Papa è venuto a trovarvi’”. Ecco perché la prima tappa a Bergamo è giusto che sia quella del carcere, come avrebbe voluto lui stesso. Prima le pecorelle smarrite, perché… in cielo si fa più festa ecc.

 

 

 

 

Giovanni XXIII lascia il Vaticano e inizia la peregrinatio

Questa mattina nella Basilica di San Pietro il cardinale Angelo Comastri ha dato il via al pellegrinaggio delle spoglie di Giovanni XXIII verso Bergamo e Sotto il Monte….

Posted by Vatican News on Thursday, May 24, 2018