Le sconfitte “umanizzanti” di Gori

8 MARZO 2018 – Nel gennaio 2013, alla prima assemblea del partito democratico dopo le “parlamentarie” che avevano selezionato i candidati “dem” relegandolo fra gli ultimi in termini di voti raccolti, Giorgio Gori prese la parola e disse “le sconfitte hanno il pregio di umanizzare chi le subisce”, cercando di entrare in sintonia con un mondo, quello della sinistra bergamasca, che in quei mesi lo viveva come un corpo estraneo, un ex dirigente di Silvio Berlusconi che a fine 2011 aveva deciso di prendere la tessera del PD.

Esattamente un anno dopo lo stesso popolo democratico lo portava in trionfo alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Bergamo, per poi farlo vincere alle amministrative di maggio contro Franco Tentorio.

Nemmeno quattro anni dopo ecco un’altra sconfitta, senza sentire magari il bisogno di essere più umani, e la domanda che tanti si fanno: e adesso?

Qualche giorno di pausa, rilettura dei dati, analisi approfondita (quartiere per quartiere) dei voti in città, qualche discussione con i dirigenti democratici, e poi la decisione verrà presa.

Tornerà a Palazzo Frizzoni, dalle 8 alle 20 (così come ha fatto nei primi 3 anni) per poi, fra dodici mesi, ributtarsi in un’altra difficile (ma questa volta non impossibile) campagna elettorale? 

Giorgio Gori ha perso, e la sconfitta è stata amarissima seppur non inattesa. Ma la vera botta è dovuta al risultato che non lascia adito a recriminazioni.  (…)

Ma torniamo alla domanda iniziale. Cosa farà adesso Giorgio Gori?

Il ritorno in Comune, e quindi le dimissioni da consigliere regionale, potrebbe essere l’occasione per provare un recupero di credibilità (perché il marchio dello sconfitto verrà sbandierato dall’opposizione ad ogni consiglio comunale) e rilanciare la coalizione in vista del rinnovo del 2019.

Cose fatte dalla sua giunta ce ne sono, ma i risultati non sono tutto, lo sanno bene i suoi predecessori, tutti battuti al primo tentativo di rinnovo, da Vicentini nel 1999, a Tentorio nel 2014 (passando per Veneziani e Bruni). Perché l’elettore è più interessato a quello che vuole fare il candidato sindaco nei successivi cinque anni.

E allora il primo punto è “ritrovare entusiasmo” anche di fronte ad una squadra (la giunta comunale) obiettivamente un po’ stanca, per aver lavorato diversi mesi senza una guida salda, e ad una lista personale (la Lista Gori) che ha dimezzato i suoi consensi.

Resta il PD, che tiene il suo 28% in città, con uomini (Sergio Gandi) e donne (Elena Carnevali, fresca di rielezione alla Camera con un buon risultato personale) ai blocchi di partenza nel caso che il Sindaco dovesse scegliere di fare il capogruppo di minoranza in Lombardia.

Guidare l’opposizione in Regione, seguire direttamente il dibattito interno al PD, farsi coinvolgere nel congresso e nei futuri organismi dirigenti nazionali, capitalizzare il suo patrimonio politico alle prossime elezioni Europee, o, nel caso di scioglimento anticipato delle Camera, alle politiche.

Questa potrebbe essere la road map del politico Gori, che in parte potrebbe essere replicata anche restando a Palazzo Frizzoni.

Sperando questa volta di azzeccare l’onda giusta.

SU ARABERARA IN EDICOLA VENERDì 9 MARZO