L’INCHIESTA Case di Riposo: ecco quanto costano

Dai 38 euro di Cene ai 100 euro di Sarnico

Il problema non sono le strutture, ma gli anziani abbandonati. Ma in Europa si cambia

M. cammina a fatica col bastone, si trascina nella sala di lettura, si siede su una poltrona di quelle che sembrano fatte con la moquette, piene di colori che sanno di un velluto d’altri tempi, un odore di stantio che si allarga dappertutto, M. ha una tuta addosso, un paio di pantofolone col pelo e lo sguardo che va oltre la parete, quando parla fissa il muro ma sembra nemmeno vederlo. Nella sala lettura per la verità di giornali non ce ne sono, un paio di libri con foto di montagna e una tv che trasmette un programma pomeridiano di intrattenimento, qualcuno cambia canale e si posiziona su una televendita. Già, ma chi qui dentro compra padelle? M. comincia a parlare, ma si stanca subito. Continua a guardare il muro, poi fra poco un po’ di fisioterapia perché ha dolori alle gambe da tempo. “Come sta?” “Bene”, non sorride, non è triste, è completamente indifferente. “Ha figli?” “Sì”, non mi dice quanti, ma non è importante: “Vengono a trovarla?” “Sì’”. Quando? “L’ultima volta a Natale, perché a Pasqua erano via”. Già, siamo ad ottobre. M. per qualche istante sposta lo sguardo dal muro e infila gli occhi nei miei, gli occhi sono umidi. Pochi secondi. Poi torna a guardare il muro. Come M. ce ne sono tantissimi, tanti, troppi e il numero è in aumento, ogni anno andiamo a vedere rette e tempi di attesa delle Case di Riposo, ogni anno qualche Casa di Riposo non la prende benissimo e ci inonda di mail di quanto sono belli i loro servizi e i loro standard, ma il problema non sono le strutture, il problema è un altro, è la solitudine che non può essere colmata nemmeno con mille intrattenimenti e cure. Chi ha famiglia soffre più di chi non ne ha, ed è per questo che le case di Riposo non possono certo colmare, gap di cuori che se ne vanno e si chiudono a riccio. E così vedere liste d’attesa interminabili è un tuffo al cuore e viene da chiedersi se l’allungamento della vita media in certi casi è davvero un fatto positivo. Intanto la popolazione, occidentale, sta sempre più invecchiando. Secondo un rapporto Istat le previsioni per il futuro della popolazione italiana non sono rosee: le nascite non copriranno i futuri decessi e al contempo la capacità di sopravvivenza aumenterà. Questo implicherà un aumento dell’età media, dai 44 anni attuali ai 50 anni del 2065. Quindi è fondamentale trovare soluzioni per l’alloggio ma anche e soprattutto per fare stare bene gli anziani e per stare bene si intende dove “sentono” casa. Negli ultimi anni è aumentato il numero di badanti, anziani che scelgono di rimanere a casa accuditi da una persona esterna: le badanti sono cresciute del 42% dal 2007 al 2017. Ma non è certo servito a togliere gli anziani dalla condizione di solitudine: in Italia infatti il 32,7% delle persone con oltre 75 anni di età vive sola. Nuove soluzioni sembrano arrivare dal nord Europa, in Danimarca stanno nascendo nuove opportunità: si fa strada un modello residenziale fondato sulla vicinanza con i propri amici e il vivere in comunità. Il modello è costituito da villaggi privati dove ogni abitante ha la propria casa, ma condivide gli spazi comuni con gli altri membri della comunità. L’obiettivo è quello di unire la comodità dello spazio privato con la possibilità di socializzare con i propri amici e conoscenti. Quelli che scelgono questa soluzione progettano insieme la comunità, scelgono gli abitanti coinvolti, cooperano per la manutenzione e la gestione del villaggio. Le attività interne al villaggio non devono generare reddito, ma servire soltanto agli abitanti; questa soluzione, che si sta rivelando molto valida per gli anziani, è utilizzata anche per madri single e giovani a rischio di esclusione. Il modello per ora è visto positivamente, non solo perché favorisce la socialità dell’anziano che altrimenti rischierebbe di essere lasciato solo, ma anche perché, grazie alla convivenza con altre persone, permette di risolvere con più facilità alcuni problemi assistenziali non gravi. Il modello sta avendo molto successo sia in Europa che negli Stati Uniti. …

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